mercoledì 28 settembre 2016

Le Prime Volte - Cap. 2 - Solo Amici?




Io e Castiel ci conosciamo da quando io avevo sei anni e lui sette, e i suoi genitori si trasferirono nella villetta accanto alla nostra. Una bella mattina d’estate uscii in giardino a giocare con la sabbia, il secchiello e gli stampini e, dopo un po’, mi accorsi di questo bambino biondo che mi fissava, immobile, dal giardino della villetta accanto. Allora mi avvicinai e gli chiesi, con la miglior vocina dolce che riuscii a fare, “Che cazzo guardi?”. Ebbene sì, cazzo era la nuova parola del giorno, imparata proprio quella mattina da una rispostaccia che papà aveva dato a mamma, e che io non vedevo l’ora di usare. In quel momento, mi sembrò che dirla a un bambino che avevo appena conosciuto mi facesse sembrare più grande. Lui rimase ancora un po’ a fissarmi in silenzio, poi mi rispose semplicemente “te.” Non seppi cosa ribattere, così alzai le spalle e gli chiesi se volesse venire a giocare con la sabbia. Da quel momento diventammo inseparabili.
Quando iniziò la scuola, eravamo nella stessa classe perché lui aveva perso un anno a causa di una brutta malattia, per fortuna superata completamente. Passammo tutti gli anni delle elementari e delle medie come compagni di banco e, anche ora, quando ce n’è l’occasione, sediamo sempre vicini.
Castiel è BEL-LIS-SI-MO!! Non ci sono parole per descriverlo. Alto un metro e novanta, fisico splendido forgiato da anni di vari sport e palestra, non troppo muscoloso ma ben tornito, con degli addominali da urlo e quella V che sparisce all’interno del bordo dei pantaloni che fa girare la testa anche a mia nonna. L’ho visto spesso a torso nudo e ogni volta mi si blocca il respiro. Un anno fa ha fatto un tatuaggio tribale sul fianco sinistro a cui sono seguiti due piercing, uno al sopracciglio e uno alla lingua, che lo rendono ancora più sexy. Quando è sovrappensiero si mette a giocare con quello sulla lingua e spesso mi accorgo di rimanere incantata a guardarlo. Ha le mani grandi, con dita lunghe e affusolate che ti fanno venir voglia di sentirtele passare su ogni centimetro del corpo. Capelli castano chiaro perennemente spettinati, labbra carnose e insolitamente rosse, mandibola squadrata e ben delineata. E gli occhi… oddio, ha gli occhi più incredibili che io abbia mai visto: hanno il colore dell’ambra. E quando ti guarda ti si sciolgono le gambe e tutto il resto scompare. È molto curato nell’abbigliamento e, anche se ha uno stile casual, non lascia nulla al caso. Oggi, per esempio, indossa una giacca leggera in stile militare e quel colore gli sta d’incanto!
Il suo nome così particolare, che gli sta divinamente, lo deve a sua madre Eleanor e alla sua passione per i programmi di avventura. Un pomeriggio, quando mancavano pochi giorni al parto, vide un documentario sugli sport estremi e uno dei protagonisti la colpì particolarmente. Si trattava di un bellissimo ragazzo, appassionato di free climbing e paracadutismo. Era spavaldo e sicuro di sé, a tratti arrogante ma allo stesso tempo generoso, previdente e attento ai suoi compagni di avventura. Seguiva le sue passioni e quello che gli faceva battere il cuore. Amava sentirsi vivo e il vento sulla pelle e, quando raccontava quello che gli piaceva fare, gli brillavano gli occhi. Questo ragazzo si chiamava Castiel. Una volta che il programma finì, Eleanor appoggiò una mano sul pancione e sussurrò «Allora fagiolino, ti piace il nome Castiel?» Il piccolo, che si era agitato durante tutto il programma, le rispose con un calcetto proprio dov’era appoggiata la sua mano. Pochi minuti dopo decise che era ora di nascere e aveva così tanta fretta di vedere il mondo che rischiò di essere partorito in auto.
A discapito del nome che porta, così dolce e melodioso, Castiel è… diciamo che è un “ragazzo facile”. Sì, insomma, gli piacciono le ragazze e fare sesso. Tanto, tanto sesso! E, da fonti più che attendibili, cioè almeno metà del corpo studentesco femminile, lo fa molto, molto bene. I suoi genitori lavorano tutto il giorno e lui ha sempre la casa libera, inutile dire che ne approfitta spesso.
Inoltre è simpatico, divertente, brillante, intelligente, sexy e ha sempre il sorriso sulle labbra. Sono innamorata di lui da sempre, ma è il mio miglior amico e il mio confidente, perciò non ho mai fatto nulla per fargli capire che i miei sentimenti per lui vanno oltre l’amicizia. Non potrei mai rischiare di rovinare o perdere il nostro rapporto.
In vita mia ho avuto solo una storiella di poca importanza, in cui, però, non mi sono mai lasciata andare a qualcosa di più che baci e qualche carezza. E di ragazzi interessati a me ce ne sono stati, solo che, più o meno inconsapevolmente, mi ritrovo ogni volta a fare il paragone con Castiel e il ragazzo di turno perde qualsiasi attrattiva.
Come io sono a conoscenza del fatto che a lui piace cambiare spesso ragazza, Castiel sa non solo della mia verginità, ma anche della mia totale inesperienza in quel campo.
Devo ammettere, però, che a volte il nostro rapporto ha avuto qualche momento non proprio solo da… amici.

Un sabato pomeriggio dell’anno scorso, mia madre bussò alla porta di casa sua chiedendo di Eleanor. Stranamente eravamo entrambi in casa così, mentre loro rimasero a bere il tè in soggiorno, noi andammo a origliare in cima alle scale, come due bambini.
«Avrei un favore da chiederti, Eleanor,» esordì mamma.
«Se posso,»
«Vedi, Graziano, per il nostro anniversario, ha prenotato un weekend a Venezia, partiremo giovedì prossimo,»
«Che bella idea, è una bellissima città,»
«Infatti, ed io ho sempre desiderato visitarla! Però non mi sento tranquilla a lasciare a casa Emily da sola, e… ecco, mi chiedevo…»
«Ma certo! Emily potrà stare da noi per tutto il tempo che starete fuori!»
Io e Castiel ci guardammo contenti: nessun coprifuoco! Evviva!
«Posso chiederti un’altra piccola cortesia?» La voce della mamma si fece imbarazzata e titubante, ed io iniziai a preoccuparmi.
«Certo, Sara.»
«Ecco… avrà una stanza per conto suo, vero?»
Io spalancai gli occhi! Ma senti che pensieri fa!
«Naturalmente, Sara,» rispose Eleanor sorseggiando tranquilla il tè.
Mi voltai delusa verso Castiel che mi fece l’occhiolino. Mi piaceva dormire con lui, era caldo e rassicurante, mi trasmetteva serenità, cosa di cui in quel periodo avevo moltissimo bisogno, vista la crisi tra i miei genitori.
«Grazie. Sai, sono ragazzi in un’età particolare e non vorrei mai-»
«Non ti preoccupare,» la interruppe lei, «sono due ragazzi con la testa sulle spalle.»
Dopo un altro scambio di battute, la mamma si congedò.
Quando quel giovedì mi presentai alla loro porta con il mio trolley, Eleanor mi disse che aveva preparato la stanza degli ospiti. Castiel le chiese se avesse niente in contrario nel caso avessimo dormito assieme e lei, con un sorriso, rispose «Assolutamente no.»
Yuppi!
È capitato molto spesso che dividessimo lo stesso letto, sia da bambini che da ragazzini, ad esempio in vacanza o in campeggio. E succede ancora che ci addormentiamo chiacchierando, in camera di uno dei due o sul divano, oppure che ci cambiamo di fronte all’altro. Abbiamo sempre passato così tanto tempo insieme, che i nostri corpi e la nostra parziale nudità non ci hanno mai creato imbarazzo, neanche da adolescenti. Per i genitori di Castiel non è mai stato un problema, per i miei invece sì.
Comunque, quel week-end passammo le prime due notti tranquilli: lui, facendo un’eccezione per me, dormì indossando i boxer, visto che aveva l’abitudine di dormire nudo, e io indossai il mio pigiama leggero. Chiacchierammo fino a notte fonda, a momenti dormimmo abbracciati e mi presi qualche calcio o delle manate. «Scusa,» diceva ogni volta, «non sono abituato ad avere compagnia, la notte.»
Il sabato sera avevamo appuntamento per uscire con dei nostri amici. Io ero pronta e lo stavo aspettando in cucina già da un po’, ma lui non si decideva a scendere. A momenti sarebbe arrivato a prenderci Diego, un ragazzo della nostra compagnia, e saremmo andati via assieme. Salii a chiamarlo ed entrai tranquillamente in camera sua, convinta che stesse messaggiando con qualche ragazza. Invece me lo trovai davanti con addosso solo i boxer aderenti bianchi e intento ad indossare i pantaloni. Lo ammetto, quando lo vidi seminudo rimasi senza fiato e dimenticai tutto quanto, compreso il motivo per cui ero salita. Mi sedetti sul suo letto a guardarlo, cercando di mascherare il desiderio che avevo di lui. Il suo look della serata era total-white e, visto il colorito della sua pelle abbronzata, sarebbe stato un vero spettacolo. Mentre si vestiva mi parlò, ma non avevo la più pallida idea di cosa stesse dicendo: il mio cervello era troppo impegnato ad ammirarlo e non riuscivo a capire più nulla. Dopo un po’ il suo smartphone, appoggiato sul letto accanto a me, trillò la ricezione di un sms e Castiel mi chiese di leggergli il messaggio mentre finiva di prepararsi. Quando sfiorai l’icona dei messaggi, mi si aprì anche il testo e le foto allegate.
Oh, Maria! Che schifo!
«Vanessa vuole farti vedere la sua nuova lingerie e ti chiede se deve metterla o no. Naturalmente ti manda le due foto, “con” e “senza”, così puoi valutare per bene e dirle cosa preferisci. Bleah! Ha un tatuaggio su una tetta?»
Castiel sbuffò arrotolando con cura le maniche della camicia, «Che cazzo dovrebbe fregarmene se si mette le mutande o no?»
«Beh,» azzardai, «evidentemente vuole…» Che cavolo stavo dicendo? Mi ero infilata in un vicolo cieco, non sarei mai riuscita a dirgli “vuole eccitarti.” No, era fuori discussione.
Fortunatamente andò in bagno a sistemarsi i capelli ed io mi resi conto che, anche quella sera, sarebbe stato di un’altra. Mi rattristai e mi stesi sul fianco con la testa sul cuscino, ad annusare il suo profumo sulle lenzuola.
Quando rientrò chiese se mi sentissi bene. Fui sul punto di dirgli di no e di chiedergli di rimanere lì con me ad abbracciarmi stretta. Purtroppo non potevo farlo, così scossi la testa, lui si avvicinò e si sedette sul letto dietro di me. Io mi voltai e gli finii quasi addosso perché, nel frattempo, si era steso, fregandosene se i vestiti si sarebbero sgualciti. Mi scostò i capelli dal viso e m’incantò con i suoi occhi.
Baciami!Avrei voluto dirgli, fammi sentire che sei mio. Che anche se stanotte starai con un’altra, sarai sempre mio!
Castiel rimase a guardarmi negli occhi. Il mio cuore batteva forte, così forte che sicuramente lo sentiva anche lui. Mi passai la lingua sul labbro inferiore, lui mi guardò la bocca e chiuse gli occhi. Sembrava che non stesse neppure respirando. Io lo abbracciai appoggiando il viso sul suo collo e respirando più a fondo che potevo il profumo della sua pelle. Si era infilato la camicia dentro i pantaloni ma non resistetti: chiusi la mano a pugno sulla stoffa e gliela sfilai per toccare direttamente la pelle liscia e calda del fianco. Lo accarezzai, intuendo le linee più scure del suo tatuaggio. Lui rilasciò un lungo respiro e mise a sua volta la mano sotto la mia maglietta mentre io, senza rendermene conto, gli stavo lasciando dei piccoli baci sul collo. Rimanemmo così, immobili, entrambi col respiro veloce e le labbra vicine. Gli appoggiai una mano sulla nuca e spostai la gamba sopra al suo fianco, avvicinandomi di più a lui. La sua mano scivolò sulla mia coscia e me la strinse, mentre sentivo chiaramente la sua erezione, contenuta nei pantaloni, premere contro di me. Lo spinsi in avanti facendolo sdraiare sulla schiena e mi misi cavalcioni sopra di lui. Le sue mani, ora, erano entrambe sulle mie natiche e le stringevano forte mentre io, posseduta da chissà quale spiritello pazzo, gli sbottonavo lentamente la camicia e gli accarezzavo il petto in una lunga scia di baci.
«Castiel! È arrivato Diego!»
La voce di Eleanor arrivò all’improvviso dal fondo del corridoio. Sollevai di scatto la testa dal suo petto ma rimasi a cavalcioni su di lui, che mantenne la presa sui miei glutei, i nostri sguardi legati.
«Castiel! Hai capito?»
«Si! Arriviamo!» rispose, senza alcuna esitazione nella voce.
Non riuscivo a spostarmi, avevo il sapore della sua pelle sulle labbra, il suo profumo nel naso, la sua erezione che spingeva contro la mia intimità e le sue mani ancora strette sulle mie natiche sotto la gonna.
Lasciò i miei glutei e si mise seduto. Mi prese il viso tra le mani e aprì la bocca per dire qualcosa, ma dei pesanti passi di corsa nel corridoio mi fecero scattare in piedi. Corsi verso la libreria, così da non far vedere a chi sarebbe entrato il mio viso arrossato e mascherare meglio la mia agitazione.
Quando Diego aprì la porta senza bussare, allegro come sempre, Castiel si stava abbottonando la camicia con calma, mentre io fingevo interesse per i suoi dvd.
Ci comportammo entrambi come se non fosse successo nulla. 

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