mercoledì 21 settembre 2016

Le Prime Volte - Cap. 1 - Le Stronze




Accucciata a terra in un angolino della palestra, sto ancora piangendo a dirotto quando sento dei passi leggeri alle mie spalle e due forti braccia mi stringono in un caldo abbraccio.
«Cosa fai qui? Cos’è successo?»
«Niente,» borbotto, tirando su con il naso.
«Non è vero, qualcosa è successo. Ancora quella storia?» La voce di Castiel è dolcissima, il suo respiro sul mio orecchio e sul collo mi fanno scorrere un brivido lungo la colonna vertebrale e, da quanto mi sta tenendo stretta, sulla schiena sento battere il suo cuore. Il suo profumo di fresco e pulito mi avvolge e mi aiuta a ritrovare la calma, proprio perché suo.
Tiro ancora su col naso e faccio un profondo respiro, poi vuoto il sacco, con rabbia. «Sì, ancora quella storia. Hanno ricominciato a prendermi in giro. Mi ero illusa che si fossero stufate e invece non smetteranno mai, mai!»
Quella storia riguarda “Le Stronze”, un gruppetto di ragazze convinte di essere dee che mi tormentano da mesi. Da quando, cioè, nello spogliatoio, qualcuna chiese quando e con chi avessimo perso la verginità. Io fui tra le prime a rispondere e dissi di essere vergine. Questo scatenò l’ilarità di quelle puttanelle, come le chiama Castiel, che da allora mi prendono in giro perché, alla “veneranda” età di 18 anni, non ho ancora fatto sesso. Sicuramente non ero l’unica vergine in quella stanza, ma ho avuto la sfortuna di essere la prima a confessare questa terribile macchia. Loro non si fanno scrupoli e mi prendono in giro ovunque, incuranti di chi ci sia vicino, per mettermi in imbarazzo. Ho provato a ignorarle e a riderci sopra perché speravo che dopo qualche giorno si stufassero. Invece, quando non hanno nulla da fare, ricominciano a tormentarmi. Per fortuna sono all’ultimo anno, ancora poche settimane e finalmente la scuola finirà e io potrò lasciarmi tutto alle spalle.
Lui stringe ancora di più le braccia lasciandomi senza fiato, la sua guancia appoggiata alla mia. «Invece di prendertela, ignorale.»
Mi volto di scatto dandogli involontariamente una testata. Sono talmente furiosa che neanche me ne accorgo e, mentre lui impreca portandosi le mani alla base del naso, gli urlo contro.
«Ignorarle? Come cavolo faccio a ignorarle se nei momenti più disparati sento sempre qualcuno ripetere “Verginella! Verginella!” Cazzo, Castiel! Per te è facile, questo problema non ce l’hai da un pezzo!»
«Problema? Invece di viverlo come un problema, prova a viverlo come un pregio. Sono loro quelle che non sanno tenere le gambe chiuse!»
«E tu tra quelle gambe ci passi un sacco di tempo, vero?»
Castiel ignora la mia provocazione e continua a stringersi il naso. «Cazzo Emily! Se mi hai rotto il naso…»
Solo in quel momento mi rendo conto che gli ho fatto male. Mi volto e gli levo le mani dal viso per guardare cosa ho combinato, ma lo tocco troppo forte.
«Cazzo! Sei una ragazza, dovresti essere più delicata!»
«E tu sei un ragazzo, non dovresti piagnucolare così. Comunque stai tranquillo, il tuo bel nasino sta bene. Puoi correre a infilarlo sotto a qualche gonna per tirarti su.»
«Sicura?» Chiede con un fintissimo piagnucolio, continuando a tastarsi il naso e facendo delle smorfie.
«Sicura.»
Si alza di scatto, «Allora vado, prima che me le converti tutte in verginelle!» Fa due passi poi riempie l’aria con una meravigliosa risata. «Dai, scema, vieni.» Allunga una mano verso di me per tirarmi su, mi appoggia il braccio sulle spalle e usciamo dalla palestra.
Ormai la pausa pranzo è finita, così mi cambio velocemente. Castiel aspetta appoggiato allo stipite della porta aperta dello spogliatoio, intento a mandare freneticamente messaggini a qualcuna delle sue ragazze. Quando gli passo davanti per uscire, controllo se ho abbastanza soldi per prendere uno spuntino al bar e, distrattamente, urto accidentalmente il suo braccio con il mio. Il portafoglio che tenevo in mano cade a terra, spargendo foglietti e tessere fedeltà ovunque. Impreco e ci chiniamo entrambi per raccogliere tutto. Dopo qualche secondo, con la coda dell’occhio noto che Castiel è immobile, la mano appena sopra la tessera punti di una libreria che non accenna a raccogliere. Alzo lo sguardo, sicura di trovare una ragazza con una minigonna inguinale che gli sorride. Invece lui sta guardando me. Più precisamente ha lo sguardo fisso nella mia scollatura. Abbasso gli occhi, e vedo che, essendo chinata e piegata in avanti, il colletto della maglietta leggera si è allargato. E Castiel, inginocchiato di fronte a me, ha una visuale perfetta del mio reggiseno nero. Lo guardo in faccia trovandolo un po’ arrossito, le labbra sexy e leggermente aperte.
In quel momento si accorge che lo sto guardando e sorride. «Emily, credo che dovremmo seriamente rivalutare il nostro rapporto! Potremo portarlo a un livello superiore e diventare “amici con benefici”. Che ne pensi?»
Che ne penso? Che sarebbe magnifico!
A questo pensiero avvampo e lo guardo in faccia titubante. Ma Castiel, col solito sorriso ammaliante, strizza l’occhio per farmi capire che stava solo scherzando. Non riesco a trattenermi dal borbottargli che è un cretino, quindi mi alzo e, un po’ malferma sulle gambe, mi avvio verso la classe.
Lui continua a sghignazzare finendo di raccogliere i bigliettini rimasti a terra, la maggior parte dei quali sono in qualche modo collegati a noi due: biglietti del cinema, biglietti divertenti o dolci che mi ha scritto lui. Sono l’unica persona con cui Castiel lascia uscire il suo lato tenero. Con chiunque altro è piuttosto impertinente e sfacciato, ma senza sconfinare mai nella maleducazione.
Quando ha finito, mi raggiunge e mi porge il piccolo malloppo trattenendo un bigliettino rosso piegato a metà. Guardandomi, alza il sopracciglio con fare interrogativo.
«Che c’è? È tuo, non te lo ricordi?»
«Non pensavo che lo tenessi nel portafogli,»
«Certo» mormoro impacciata, «penso sia la cosa più bella che abbia mai letto e l’hai scritta tu, per me. La voglio sempre vicina.»
«Beh, grazie,» mormora leggermente imbarazzato. Ormai siamo arrivati alla mia classe e mi saluta con un bacio sulla guancia, rendendomi il bigliettino. Lo so a memoria, l’ho letto migliaia di volte, ma continuo a rileggerlo. Accompagnava il suo regalo di compleanno dell’anno scorso: un cofanetto in edizione limitata con la raccolta dei dvd della mia saga preferita e il buono di una libreria.
E quel bigliettino, scritto con la sua calligrafia ordinata e precisa, recita:



Guarda al tuo fianco,
sono accanto a te.
Per TE ci sarò sempre.
Per TE avrò sempre tempo.
Per TE avrò sempre un abbraccio.
Perché non solo sei parte di me,
della mia anima, del mio cuore,
Sei il mio destino.
Sei la mia vita.
Sei il mio tutto.
TU mi rendi felice,
se ho TE vicino, non desidero altro.
Ed io sarò al tuo fianco.
Sempre.






Quel compleanno è capitato in un periodo un po’ nero, con “Le Stronze” che mi tartassavano e i miei genitori in procinto di separarsi. Cosa che poi, per fortuna, si è conclusa in un niente di fatto. E Castiel con quel biglietto mi aveva fatta sentire ancora più amata e protetta di quanto facesse di solito. Sapevo, e so tuttora, che l’ha scritto col cuore. Ogni tanto mi chiedo se con quelle parole avesse voluto dire qualcos’altro, confessare un sentimento più grande e profondo dell’amicizia che ci lega. Poi, mi rispondo che l’amicizia è, comunque, un forma d’amore.

Nessun commento:

Posta un commento