lunedì 24 ottobre 2016

Le Prime Volte - Cap. 4 La Riflessione

(Pov Castiel)

È ormai buio quando rientriamo in paese.
Non ho fatto altro che guidare ripensando al discorso surreale che abbiamo avuto. “Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.” Queste parole sono scolpite nella mia memoria e continuano a martellarmi il cervello, come una dannatissima goccia d’acqua che continua a cadere costante nello stesso identico punto, ancora e ancora. “Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.”
Basta! Basta! BASTA! Accelero ancora e lei mi stringe di più, la mano appoggiata sulla mia pancia, le tette che premono sulla mia schiena. Non indossiamo i giubbotti perché non pensavo di star fuori così tanto, quindi sento distintamente le sue bellissime tette piene e sode sulla schiena e le sue cosce che stringono le mie. Come se non bastasse, ce l’ho duro da quando ha detto “Allora aiutami!”. Lui, il mio uccello, l’ha capito prima del mio cervello cosa voleva dire Emily ed è scattato subito sull’attenti. Fare l’amore con lei è la cosa che più desidero, da sempre. Sono innamorato di lei dalla prima volta che l’ho vista. Quando con quei ridicoli codini sbilenchi cercava di fare un castello di sabbia riempiendo un secchiello e appoggiandolo a terra rovesciato. Poi, tutta concentrata, batteva delicatamente sul fondo del secchiello e lo sollevava pian piano per non rovinare il suo capolavoro di ingegneria. Il problema è che usava sabbia asciutta e quindi, ogni volta che levava il secchiello, la sabbia scivolava fuori e il castello si scioglieva. Sette volte. Ci ha provato per sette stupide volte e, se non avesse percepito la mia presenza, sarebbe andata avanti tutta la mattina, da tanto era concentrata e convinta di quello che stava facendo. Poi si girò. Mi vide, venne verso di me tutta sorridente con quel visino delicato e bellissimo da folletto e, con una voce angelica e un sorriso adorabile, mi chiese “Che cazzo guardi?”.
Quella mattina le insegnai a fare i castelli con la sabbia bagnata e lei, quando riuscì a fare il primo tutto da sola, mi diede un piccolo bacio a fior di labbra. M’innamorai in un istante e ricordo che pensai che, quando saremmo stati grandi, sarebbe stata mia.
Ci ho pensato spesso a rischiare la nostra amicizia per averla tutta per me. Il suo viso così dolce, con quei bellissimi occhi blu, i capelli color cioccolato mossi e lunghi fino a metà schiena, che a volte raccoglie in una coda lasciando scappare qualche ciocca ribelle. Per fortuna non è fissata con la dieta e il suo fisico, morbido e ben proporzionato, ha tutte le curve al posto giusto. E che curve! A volte facciamo la gara a chi mangia più gelato, come quando avevamo dieci anni. Naturalmente vincerei sempre io, ma a volte mi piace lasciarla vincere, sennò non giocherebbe più e mi perderei quella bellissima espressione soddisfatta.
Lo so che nel sesso non ha esperienza, a parte quella notte di un anno fa in cui ci siamo coccolati in camera mia. Sento ancora i suoi respiri, la sua voce quando ha bisbigliato “lascia fare a me”. E, come allora, mi manca il respiro e il mio cazzo ha un’impennata.
Non so perché non abbia mai avuto una storia seria con un ragazzo: è splendida, simpatica, dolcissima. È inconsapevolmente bellissima e sembra una ballerina da tanto è aggraziata e sinuosa nei movimenti.
Quando mi racconta che qualcuno ci ha provato o l’ha invitata fuori, dice ogni volta che ha rifiutato. Le chiedo il perché e lei mi guarda negli occhi seria, rispondendo sempre «Non è il ragazzo giusto.» Come con Robert, il suo ex. Le chiesi perché avesse rifiutato e lei fissò lo sguardo nel mio e rispose ancora una volta «Non è il ragazzo giusto.» Le feci notare per l’ennesima volta che, se non gli avesse dato una possibilità, non avrebbe potuto esserne certa. Allora ci uscì, forse più per far contento me che lei stessa. Sono stati insieme qualche settimana e quando le chiedevo come andava con lui, ripeteva sempre «Non è quello giusto.» In quel periodo ero sempre incazzato e nervoso: da un lato ero contento che gli stesse dando una possibilità ma, dall’altro, se pensavo a lui che la sfiorava, avevo solo voglia di riempirlo di botte e strappargli le mani.
E adesso? Adesso mi chiede di… aiutarla a perdere la verginità. Porca miseria, darei un rene per aiutarla! E anche la mano sinistra. E probabilmente anche un occhio.
Ma mi sembra di approfittare di lei e del momento che sta passando. Come amico dovrei farla ragionare, dirle di aspettare e bla bla bla.
Ho deciso: le dico che non ci sto. È troppo rischioso, potrebbe pentirsene e sarebbe il primo passo per rovinare la nostra amicizia. Non potrei vivere se la perdessi, non è solo la mia migliore amica, è la mia coscienza, la parte migliore di me, la mia valvola di sfogo e la mia metà. Quella migliore.
Parcheggio nel vialetto davanti casa e spengo il motore con un sospiro. Lei mi sta ancora stringendo forte. Appoggio una mano sulle sue e mi rendo conto che sono ghiacciate. Cazzo! Mi volto verso di lei e la chiamo «Em? Emily? Tutto bene?»
In quel momento la sento rabbrividire e battere i denti sotto al casco, lentamente slaccia le mani dal mio stomaco e scende dalla moto facendo qualche passo traballante. «Scusa, sono un idiota. Dovevo riportarti a casa prima…»
Scendo anch’io e l’abbraccio, passando velocemente le mani sulle sue braccia per tentare di scaldarla almeno un pochino.
«M-m-ma t-tu nnnon hai f-f-freddo? P-p-prat-ticamente l’aria f-f-fredda te la s-s-sei presa tu-tutta tu…»
«Avevo troppi pensieri in testa per rendermi conto del freddo, tesoro, scusami.»
«A-a-almeno è servito a farti p-prendere la d-decisione giusta? Accetti?» I suoi occhi sono un po’ lucidi per il freddo ma sono carichi di speranza.
Le spezzerò il cuore, ma devo rifiutare.
«Allora? Lo farai?»
No. «Sì.»
Cazzo! Che ho fatto?
Lancia un gridolino a una frequenza assurda, sicuramente ha sfiorato gli ultrasuoni e tra pochi secondi arriveranno in branco tutti i cani del vicinato. Mi salta al collo abbracciandomi così stretto da togliermi il respiro, continuando a ripetere «Grazie! Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!» come una pazza e io, l’unica cosa a cui riesco a pensare, sono le sue tette premute contro il mio petto. Sono proprio un idiota!
Quando smette di saltellarmi attorno e mi lascia prendere fiato, stringo le sue mani tra le mie e la guardo negli occhi. Potrei morire in quegli occhi blu, intensi e caldi nonostante il colore tipicamente freddo. Apro la bocca ma non ricordo assolutamente cosa volevo dirle.
Porca miseria! Mi sto fottendo il cervello da solo.
Finora sono riuscito a mascherare quello che provo per lei, ma i discorsi di oggi mi stanno destabilizzando in un modo che non avrei mai creduto possibile.
«Cosa?» chiede, rimanendo in attesa.
Basta una sola parola pronunciata da quelle labbra così perfette, con quella voce meravigliosa per riattivare il mio cervello. «Però, alle mie condizioni. O si fa come dico io o non se ne fa niente.»
«Certo! Tutto quello che vuoi, basta che lo facciamo!» Il suo entusiasmo è alle stelle e, a quelle parole, anche il mio cazzo si sveglia, pronto a svolgere il suo compito nel migliore dei modi.
«Emily, ti prego, non dire così, che ho già gli ormoni in agonia!» La supplico.
«Ah, già, per colpa mia hai saltato il tuo appuntamento con Becky. Ma sono sicura che ti perdonerà e domani sarà ancora tua.»  
Il suo tono è seccato e forse… forse cela anche un po’ di gelosia. Ma no, cosa vado a pensare, è solo che Becky le sta sulle palle.
«Non me ne frega un cazzo di Becky! È per te che…» Zitto! Non continuare e fai un bel respiro. «Dicevo, è questa situazione che mi sta stuzzicando, non Becky. Comunque non sviare il discorso, questa sera metto ordine alle idee e domani fissiamo le mie condizioni. Ok?»
«Mmmh, che fai, mi prepari un contratto?» Ammicca facendomi l’occhiolino e, quando si morde il labbro inferiore, il mio uccello ha un sussulto, come a voler gridare “Presente!”
Mi strappa un sorriso, «Ah-ah! Sì, certo, come no, corde e frustini.»
Di colpo mi sento esausto e ho un gran mal di testa, così l’accompagno alla porta di casa. «Ne parliamo domani dopo la scuola. Dammi qualche ora per organizzare le idee, ok?»
Annuisce. «Va bene. Intanto grazie, Castiel.» Mi appoggia un bacio delicato sulla guancia, come sempre, ma questa sera lo fa in modo diverso: più intenso, più a lungo, appoggia il corpo al mio e con una mano mi stringe un fianco. E mi eccita da morire.
Entra in casa e io ritorno sul vialetto di casa mia, porto la moto in garage sentendo il suo sguardo addosso come una carezza. Sicuramente mi sta guardando da una delle finestre di casa sua ma decido di non girarmi.
Chiudo il portone ma non resisto, mi volto e lei è lì, alla finestra del salotto, mi saluta con la mano e poi scompare dietro la tenda.
Mi aspetta una notte molto lunga.

mercoledì 5 ottobre 2016

Le Prime Volte - Cap. 3 - La Proposta


Le lezioni pomeridiane scorrono tremendamente lente.
È tutto il pomeriggio che ripenso alla battuta di Castiel sul diventare “amici con benefici”. L’ultima presa in giro delle Stronze è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso e ora sono davvero stanca: la mia verginità è diventata un peso di cui non vedo l’ora di liberarmi. Non sono mai stata una fanatica dell’aspettare il principe azzurro per fargliene dono, e ora non mi va proprio più di aspettare ancora per continuare a farmi prendere in giro.
All’improvviso, durante l’ora di matematica, mi viene un’idea folle che continua a ronzarmi in testa e che non vedo l’ora di dire a Castiel. Non potrei mai parlargliene a casa sua, così, quando finalmente viene a prendermi per accompagnarmi a casa, gli dico che non ho voglia di rientrare subito. Non gli sembra vero di poter stare un po’ sulla sua moto nuova di zecca, e decidiamo di fare un giro sulla strada panoramica e collinare che circonda la città.
Sulla via del ritorno, ci fermiamo in un bar con vista mozzafiato sulla vallata sottostante a prendere qualcosa per rinfrescarci. Naturalmente ci guardano tutti, anzi lo guardano tutte, ma lui è così abituato ad essere sempre al centro dell’attenzione che non ci fa neanche caso.
«Lo metti via quel coso?» Gli chiedo dopo un po’, scocciata, riferendomi al suo smartphone.
«Avevo un appuntamento oggi pomeriggio, avviso che ho un altro impegno.»
«Con chi ti dovevi vedere?» Ormai è raro che mi informi su chi sia la ragazza di turno che abbia la fortuna di deliziare i suoi pomeriggi. Preferisco non sapere nulla perché sto male a saperlo con un’altra e la invidio troppo, ma oggi sono curiosa.
«Non vuoi saperlo davvero.» dice, bevendo un sorso del suo frappè.
«Ecco, ora sì che voglio saperlo. Forza, chi è?» chiedo, mescolando pigramente il mio ice-coffee.
«Becky.»
Alzo la testa di scatto e gli lancio il peggior sguardo omicida che riesca a fare. «Quella Becky? Quella stronza che mi sta rovinando la vita da mesi? Quella Becky?» Chiedo, cercando di tenere un basso volume di voce per non farmi sentire dalla gente ai tavoli vicini.
Castiel si leva gli occhiali da sole e punta gli occhi d’ambra sui miei. «Sì, quella Becky. Perché ho intenzione di farle capire che ti deve lasciar stare e che non deve più romperti il cazzo con questa storia.»
Lo fisso per qualche istante, persa in quello sguardo prezioso, poi mi riprendo. «E, di grazia, come vorresti farglielo capire?»
«Tu lascia fare a me e vedrai che non ti romperà più le palle.» lo dice serio e mi fa sentire, ancora una volta, quanto ci tenga a me.
Mi sporgo in avanti e appoggio una mano sulla sua, «Castiel, non voglio che le prometti sesso per farla smettere, non voglio che ti vendi per me. Fai quello che vuoi, scopati chi ti pare, ma lasciami fuori da questa storia, ok?» Ci manca solo che faccia sesso con un’altra per farmi un piacere!
«Voglio fare proprio il contrario. La farò soffrire e le farò scoprire la privazione.» Alza le sopracciglia facendo un sorriso sghembo e io immagino la faccia che farà la cara Becky quando lui, sul più bello, la lascerà insoddisfatta. Quanto vorrei esserci!
Ma ora ho un altro problema da risolvere: lui ha quasi finito il suo frappè ed io non posso aspettare oltre: devo dirgli subito dell’idea che mi è venuta in mente.
«Castiel, tu mi vuoi bene, vero?» Gli chiedo con uno sguardo da cucciolo adorabile e indifeso, mentre infila nuovamente i suoi Rayban.
«Certo che ti voglio bene, che domande fai?»
«E… mi aiuteresti?» Ora comincio a essere nervosa e ad agitarmi sulla sedia, mi sembra di essere seduta sui carboni ardenti ma non ho nessuna intenzione di tirarmi indietro.
«Certo, lo sai che per te farei tutto.» Risponde serio mentre prende in mano il bicchiere.
«Allora aiutami!» Lo imploro.
«A fare cosa?» Avvicina il bicchiere alle labbra e beve un sorso.
«A perdere la verginità.» butto fuori tutto d’un fiato, mormorando a bassa voce.
Castiel sputa il frappè in un lungo spruzzo che m’investe in pieno e si alza in piedi come se la sua sedia fosse percorsa dalla corrente elettrica. «Cosa? Sei impazzita?»
«Castiel! Mi hai sputato addosso!»
Ci guardano tutti: qualcuno ride, qualcuna se lo mangia con gli occhi.
«Emily, non sono sicuro di aver capito bene. Anzi, sicuramente ho capito male!» Sembra arrabbiato, anzi furioso. Si leva gli occhiali da sole e comincia a pulirli nervosamente sollevando il bordo della maglietta nera e attillata, lasciando scoperti quegli splendidi addominali scolpiti e abbronzati. E… Oddio! È un’erezione quella che vedo? Ora sì che mi sento andare a fuoco. «Siediti Castiel! E smettila di consumare i tuoi adorati occhiali.»
Solo in quel momento sembra rendersi conto di quel gesto, così fa un sospiro e si siede ancora di fronte a me, appoggiando gli occhiali sul tavolo. «Scusa, non volevo spruzzarti addosso il frappè. Che, tra l’altro era l’ultimo sorso, quindi il più buono.» dice voltandosi verso la cameriera per ordinarne un altro.
«Comunque hai capito bene. Ti ho chiesto-»
M’interrompe schioccando la lingua e alzando il dito indice. «No. Sta’ zitta. Non ci provare neanche. Se quello che ho capito è giusto, ho bisogno di molti zuccheri per calmarmi.»
«Guarda che lo zucchero è un eccitante, non un calmante.»
«Dettagli.»
Scoppio a ridere, «Se lo dici tu.»
In quel momento la cameriera porta il suo secondo frappè al cioccolato e, mentre lo appoggia sul tavolino di fronte a Castiel, si piega esageratamente per fargli vedere la propria scollatura. Lui, però, è troppo preso dai suoi pensieri e non se ne accorge, costringendo la poveretta ad allontanarsi delusa.
Osservo Castiel mentre prende il bicchiere, beve in un unico sorso più di metà del contenuto e lo appoggia nuovamente sul tavolo vicino agli occhiali. Si sporge in avanti mettendo i gomiti sul tavolo, poi incrocia le mani appoggiandoci sopra il mento. Dopo un lungo respiro, incolla gli occhi color ambra ai miei e, perfettamente serio, chiede «Che cazzo hai detto prima?»
Scoppio a ridere ma tengo lo sguardo incollato al suo: non cedo, non devo farmi vedere titubante, altrimenti non accetterà mai. «Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.» E unico, vorrei aggiungere, perché solo all’idea di far l’amore con lui un nugolo di farfalle sbatte le ali nel mio stomaco. 
Questa volta rimane serio, tiene con gli occhi incollati ai miei. Impassibile, come se gli avessi chiesto di accompagnarmi a fare la spesa.
«Sei seria.»
«Castiel, chi meglio di te? Sei il mio miglior amico, mi fido di te, so che sei bravo e che mi faresti stare bene, saresti gentile. Ormai ho deciso, sono stufa di essere La Verginella e voglio che sia tu a… a farlo. Altrimenti sarà uno qualunque. È questo che vuoi? Che io lo faccia con uno qualunque? Che mi farà male? A cui non interessa nulla di me?»
«Non hai considerato la terza opzione. Tieni la tua verginità come una cosa bella da donare a-»
«No, Castiel. Ho deciso, te l’ho detto. E poi sono curiosa, voglio sapere perché tutti ne parlano così bene, voglio provare anch’io. Se dovessi aspettare “la persona giusta”,» dico, mimando con le dita in aria le virgolette, «chissà quanto tempo passerebbe. Perché non vuoi aiutarmi? Non sono forse all’altezza di tutte le troiette che ti fai di solito? O pensi che non saprei eccitarti?» ribatto stizzita e forse un po’ risentita dal suo rifiuto.
Castiel apre la bocca per dire qualcosa ma si trattiene mordendosi il labbro inferiore. Questo gesto mi fa desiderare di rovesciare a terra il tavolino che ci divide per sedermi sulle sue ginocchia e ficcargli la lingua in bocca.
Si lascia andare all’indietro sulla sedia, appoggiandosi allo schienale e facendo cadere le braccia lungo i fianchi. «Sono io che non sono alla tua altezza. Davvero vuoi dare la tua verginità a uno come me, che si scopa ogni giorno una ragazza diversa?»
Scuoto la testa. «Castiel, non voglio farlo con uno come te, voglio farlo con te
«Perché?»
«Perché ti a-» perché ti amo! Ti amo, cazzo! Ti amo!
Riesco a mordermi la lingua giusto in tempo perché, se glielo dicessi, rovinerei tutto. «Te l’ho spiegato il perché. Perché ti voglio bene, sei il mio miglior amico, perché ti importa di me… devo continuare?»
Prende il bicchiere e finisce il suo frappè. Senza dire una parola si alza, toglie il portafogli dalla tasca posteriore dei jeans estraendone una banconota che lascia sul tavolo, quindi si dirige alla moto. Afferro lo zaino e gli occhiali che ha dimenticato e, seguendolo, tiro fuori i soldi dal portafogli. Quando lo raggiungo glieli porgo «Ti avevo detto che avrei offerto io.»
«Mettili via e sali, ho bisogno di guidare. Subito!»
Lo conosco fin troppo bene: se non mi sbrigassi mi lascerebbe qui, quindi gli allungo i Rayban, infilo in fretta il casco e mi siedo dietro di lui abbracciandolo stretto. Nel farlo, mi appoggio alla sua schiena per non rischiare di cadere all’indietro durante la partenza.
«Cazzo, Emily!» Urla con il tono arrabbiato per superare il rumore del motore.
«Che c’è?» Chiedo preoccupata.
«C’è che hai le tette!» urla di nuovo scuotendo la testa e partendo a velocità sostenuta.
«Già da qualche anno!» sorrido.

«Lo so.» mi sembra di sentire, ma non sono sicura perché il rombo della moto è troppo forte. 

mercoledì 28 settembre 2016

Le Prime Volte - Cap. 2 - Solo Amici?




Io e Castiel ci conosciamo da quando io avevo sei anni e lui sette, e i suoi genitori si trasferirono nella villetta accanto alla nostra. Una bella mattina d’estate uscii in giardino a giocare con la sabbia, il secchiello e gli stampini e, dopo un po’, mi accorsi di questo bambino biondo che mi fissava, immobile, dal giardino della villetta accanto. Allora mi avvicinai e gli chiesi, con la miglior vocina dolce che riuscii a fare, “Che cazzo guardi?”. Ebbene sì, cazzo era la nuova parola del giorno, imparata proprio quella mattina da una rispostaccia che papà aveva dato a mamma, e che io non vedevo l’ora di usare. In quel momento, mi sembrò che dirla a un bambino che avevo appena conosciuto mi facesse sembrare più grande. Lui rimase ancora un po’ a fissarmi in silenzio, poi mi rispose semplicemente “te.” Non seppi cosa ribattere, così alzai le spalle e gli chiesi se volesse venire a giocare con la sabbia. Da quel momento diventammo inseparabili.
Quando iniziò la scuola, eravamo nella stessa classe perché lui aveva perso un anno a causa di una brutta malattia, per fortuna superata completamente. Passammo tutti gli anni delle elementari e delle medie come compagni di banco e, anche ora, quando ce n’è l’occasione, sediamo sempre vicini.
Castiel è BEL-LIS-SI-MO!! Non ci sono parole per descriverlo. Alto un metro e novanta, fisico splendido forgiato da anni di vari sport e palestra, non troppo muscoloso ma ben tornito, con degli addominali da urlo e quella V che sparisce all’interno del bordo dei pantaloni che fa girare la testa anche a mia nonna. L’ho visto spesso a torso nudo e ogni volta mi si blocca il respiro. Un anno fa ha fatto un tatuaggio tribale sul fianco sinistro a cui sono seguiti due piercing, uno al sopracciglio e uno alla lingua, che lo rendono ancora più sexy. Quando è sovrappensiero si mette a giocare con quello sulla lingua e spesso mi accorgo di rimanere incantata a guardarlo. Ha le mani grandi, con dita lunghe e affusolate che ti fanno venir voglia di sentirtele passare su ogni centimetro del corpo. Capelli castano chiaro perennemente spettinati, labbra carnose e insolitamente rosse, mandibola squadrata e ben delineata. E gli occhi… oddio, ha gli occhi più incredibili che io abbia mai visto: hanno il colore dell’ambra. E quando ti guarda ti si sciolgono le gambe e tutto il resto scompare. È molto curato nell’abbigliamento e, anche se ha uno stile casual, non lascia nulla al caso. Oggi, per esempio, indossa una giacca leggera in stile militare e quel colore gli sta d’incanto!
Il suo nome così particolare, che gli sta divinamente, lo deve a sua madre Eleanor e alla sua passione per i programmi di avventura. Un pomeriggio, quando mancavano pochi giorni al parto, vide un documentario sugli sport estremi e uno dei protagonisti la colpì particolarmente. Si trattava di un bellissimo ragazzo, appassionato di free climbing e paracadutismo. Era spavaldo e sicuro di sé, a tratti arrogante ma allo stesso tempo generoso, previdente e attento ai suoi compagni di avventura. Seguiva le sue passioni e quello che gli faceva battere il cuore. Amava sentirsi vivo e il vento sulla pelle e, quando raccontava quello che gli piaceva fare, gli brillavano gli occhi. Questo ragazzo si chiamava Castiel. Una volta che il programma finì, Eleanor appoggiò una mano sul pancione e sussurrò «Allora fagiolino, ti piace il nome Castiel?» Il piccolo, che si era agitato durante tutto il programma, le rispose con un calcetto proprio dov’era appoggiata la sua mano. Pochi minuti dopo decise che era ora di nascere e aveva così tanta fretta di vedere il mondo che rischiò di essere partorito in auto.
A discapito del nome che porta, così dolce e melodioso, Castiel è… diciamo che è un “ragazzo facile”. Sì, insomma, gli piacciono le ragazze e fare sesso. Tanto, tanto sesso! E, da fonti più che attendibili, cioè almeno metà del corpo studentesco femminile, lo fa molto, molto bene. I suoi genitori lavorano tutto il giorno e lui ha sempre la casa libera, inutile dire che ne approfitta spesso.
Inoltre è simpatico, divertente, brillante, intelligente, sexy e ha sempre il sorriso sulle labbra. Sono innamorata di lui da sempre, ma è il mio miglior amico e il mio confidente, perciò non ho mai fatto nulla per fargli capire che i miei sentimenti per lui vanno oltre l’amicizia. Non potrei mai rischiare di rovinare o perdere il nostro rapporto.
In vita mia ho avuto solo una storiella di poca importanza, in cui, però, non mi sono mai lasciata andare a qualcosa di più che baci e qualche carezza. E di ragazzi interessati a me ce ne sono stati, solo che, più o meno inconsapevolmente, mi ritrovo ogni volta a fare il paragone con Castiel e il ragazzo di turno perde qualsiasi attrattiva.
Come io sono a conoscenza del fatto che a lui piace cambiare spesso ragazza, Castiel sa non solo della mia verginità, ma anche della mia totale inesperienza in quel campo.
Devo ammettere, però, che a volte il nostro rapporto ha avuto qualche momento non proprio solo da… amici.

Un sabato pomeriggio dell’anno scorso, mia madre bussò alla porta di casa sua chiedendo di Eleanor. Stranamente eravamo entrambi in casa così, mentre loro rimasero a bere il tè in soggiorno, noi andammo a origliare in cima alle scale, come due bambini.
«Avrei un favore da chiederti, Eleanor,» esordì mamma.
«Se posso,»
«Vedi, Graziano, per il nostro anniversario, ha prenotato un weekend a Venezia, partiremo giovedì prossimo,»
«Che bella idea, è una bellissima città,»
«Infatti, ed io ho sempre desiderato visitarla! Però non mi sento tranquilla a lasciare a casa Emily da sola, e… ecco, mi chiedevo…»
«Ma certo! Emily potrà stare da noi per tutto il tempo che starete fuori!»
Io e Castiel ci guardammo contenti: nessun coprifuoco! Evviva!
«Posso chiederti un’altra piccola cortesia?» La voce della mamma si fece imbarazzata e titubante, ed io iniziai a preoccuparmi.
«Certo, Sara.»
«Ecco… avrà una stanza per conto suo, vero?»
Io spalancai gli occhi! Ma senti che pensieri fa!
«Naturalmente, Sara,» rispose Eleanor sorseggiando tranquilla il tè.
Mi voltai delusa verso Castiel che mi fece l’occhiolino. Mi piaceva dormire con lui, era caldo e rassicurante, mi trasmetteva serenità, cosa di cui in quel periodo avevo moltissimo bisogno, vista la crisi tra i miei genitori.
«Grazie. Sai, sono ragazzi in un’età particolare e non vorrei mai-»
«Non ti preoccupare,» la interruppe lei, «sono due ragazzi con la testa sulle spalle.»
Dopo un altro scambio di battute, la mamma si congedò.
Quando quel giovedì mi presentai alla loro porta con il mio trolley, Eleanor mi disse che aveva preparato la stanza degli ospiti. Castiel le chiese se avesse niente in contrario nel caso avessimo dormito assieme e lei, con un sorriso, rispose «Assolutamente no.»
Yuppi!
È capitato molto spesso che dividessimo lo stesso letto, sia da bambini che da ragazzini, ad esempio in vacanza o in campeggio. E succede ancora che ci addormentiamo chiacchierando, in camera di uno dei due o sul divano, oppure che ci cambiamo di fronte all’altro. Abbiamo sempre passato così tanto tempo insieme, che i nostri corpi e la nostra parziale nudità non ci hanno mai creato imbarazzo, neanche da adolescenti. Per i genitori di Castiel non è mai stato un problema, per i miei invece sì.
Comunque, quel week-end passammo le prime due notti tranquilli: lui, facendo un’eccezione per me, dormì indossando i boxer, visto che aveva l’abitudine di dormire nudo, e io indossai il mio pigiama leggero. Chiacchierammo fino a notte fonda, a momenti dormimmo abbracciati e mi presi qualche calcio o delle manate. «Scusa,» diceva ogni volta, «non sono abituato ad avere compagnia, la notte.»
Il sabato sera avevamo appuntamento per uscire con dei nostri amici. Io ero pronta e lo stavo aspettando in cucina già da un po’, ma lui non si decideva a scendere. A momenti sarebbe arrivato a prenderci Diego, un ragazzo della nostra compagnia, e saremmo andati via assieme. Salii a chiamarlo ed entrai tranquillamente in camera sua, convinta che stesse messaggiando con qualche ragazza. Invece me lo trovai davanti con addosso solo i boxer aderenti bianchi e intento ad indossare i pantaloni. Lo ammetto, quando lo vidi seminudo rimasi senza fiato e dimenticai tutto quanto, compreso il motivo per cui ero salita. Mi sedetti sul suo letto a guardarlo, cercando di mascherare il desiderio che avevo di lui. Il suo look della serata era total-white e, visto il colorito della sua pelle abbronzata, sarebbe stato un vero spettacolo. Mentre si vestiva mi parlò, ma non avevo la più pallida idea di cosa stesse dicendo: il mio cervello era troppo impegnato ad ammirarlo e non riuscivo a capire più nulla. Dopo un po’ il suo smartphone, appoggiato sul letto accanto a me, trillò la ricezione di un sms e Castiel mi chiese di leggergli il messaggio mentre finiva di prepararsi. Quando sfiorai l’icona dei messaggi, mi si aprì anche il testo e le foto allegate.
Oh, Maria! Che schifo!
«Vanessa vuole farti vedere la sua nuova lingerie e ti chiede se deve metterla o no. Naturalmente ti manda le due foto, “con” e “senza”, così puoi valutare per bene e dirle cosa preferisci. Bleah! Ha un tatuaggio su una tetta?»
Castiel sbuffò arrotolando con cura le maniche della camicia, «Che cazzo dovrebbe fregarmene se si mette le mutande o no?»
«Beh,» azzardai, «evidentemente vuole…» Che cavolo stavo dicendo? Mi ero infilata in un vicolo cieco, non sarei mai riuscita a dirgli “vuole eccitarti.” No, era fuori discussione.
Fortunatamente andò in bagno a sistemarsi i capelli ed io mi resi conto che, anche quella sera, sarebbe stato di un’altra. Mi rattristai e mi stesi sul fianco con la testa sul cuscino, ad annusare il suo profumo sulle lenzuola.
Quando rientrò chiese se mi sentissi bene. Fui sul punto di dirgli di no e di chiedergli di rimanere lì con me ad abbracciarmi stretta. Purtroppo non potevo farlo, così scossi la testa, lui si avvicinò e si sedette sul letto dietro di me. Io mi voltai e gli finii quasi addosso perché, nel frattempo, si era steso, fregandosene se i vestiti si sarebbero sgualciti. Mi scostò i capelli dal viso e m’incantò con i suoi occhi.
Baciami!Avrei voluto dirgli, fammi sentire che sei mio. Che anche se stanotte starai con un’altra, sarai sempre mio!
Castiel rimase a guardarmi negli occhi. Il mio cuore batteva forte, così forte che sicuramente lo sentiva anche lui. Mi passai la lingua sul labbro inferiore, lui mi guardò la bocca e chiuse gli occhi. Sembrava che non stesse neppure respirando. Io lo abbracciai appoggiando il viso sul suo collo e respirando più a fondo che potevo il profumo della sua pelle. Si era infilato la camicia dentro i pantaloni ma non resistetti: chiusi la mano a pugno sulla stoffa e gliela sfilai per toccare direttamente la pelle liscia e calda del fianco. Lo accarezzai, intuendo le linee più scure del suo tatuaggio. Lui rilasciò un lungo respiro e mise a sua volta la mano sotto la mia maglietta mentre io, senza rendermene conto, gli stavo lasciando dei piccoli baci sul collo. Rimanemmo così, immobili, entrambi col respiro veloce e le labbra vicine. Gli appoggiai una mano sulla nuca e spostai la gamba sopra al suo fianco, avvicinandomi di più a lui. La sua mano scivolò sulla mia coscia e me la strinse, mentre sentivo chiaramente la sua erezione, contenuta nei pantaloni, premere contro di me. Lo spinsi in avanti facendolo sdraiare sulla schiena e mi misi cavalcioni sopra di lui. Le sue mani, ora, erano entrambe sulle mie natiche e le stringevano forte mentre io, posseduta da chissà quale spiritello pazzo, gli sbottonavo lentamente la camicia e gli accarezzavo il petto in una lunga scia di baci.
«Castiel! È arrivato Diego!»
La voce di Eleanor arrivò all’improvviso dal fondo del corridoio. Sollevai di scatto la testa dal suo petto ma rimasi a cavalcioni su di lui, che mantenne la presa sui miei glutei, i nostri sguardi legati.
«Castiel! Hai capito?»
«Si! Arriviamo!» rispose, senza alcuna esitazione nella voce.
Non riuscivo a spostarmi, avevo il sapore della sua pelle sulle labbra, il suo profumo nel naso, la sua erezione che spingeva contro la mia intimità e le sue mani ancora strette sulle mie natiche sotto la gonna.
Lasciò i miei glutei e si mise seduto. Mi prese il viso tra le mani e aprì la bocca per dire qualcosa, ma dei pesanti passi di corsa nel corridoio mi fecero scattare in piedi. Corsi verso la libreria, così da non far vedere a chi sarebbe entrato il mio viso arrossato e mascherare meglio la mia agitazione.
Quando Diego aprì la porta senza bussare, allegro come sempre, Castiel si stava abbottonando la camicia con calma, mentre io fingevo interesse per i suoi dvd.
Ci comportammo entrambi come se non fosse successo nulla.