lunedì 24 ottobre 2016

Le Prime Volte - Cap. 4 La Riflessione

(Pov Castiel)

È ormai buio quando rientriamo in paese.
Non ho fatto altro che guidare ripensando al discorso surreale che abbiamo avuto. “Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.” Queste parole sono scolpite nella mia memoria e continuano a martellarmi il cervello, come una dannatissima goccia d’acqua che continua a cadere costante nello stesso identico punto, ancora e ancora. “Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.”
Basta! Basta! BASTA! Accelero ancora e lei mi stringe di più, la mano appoggiata sulla mia pancia, le tette che premono sulla mia schiena. Non indossiamo i giubbotti perché non pensavo di star fuori così tanto, quindi sento distintamente le sue bellissime tette piene e sode sulla schiena e le sue cosce che stringono le mie. Come se non bastasse, ce l’ho duro da quando ha detto “Allora aiutami!”. Lui, il mio uccello, l’ha capito prima del mio cervello cosa voleva dire Emily ed è scattato subito sull’attenti. Fare l’amore con lei è la cosa che più desidero, da sempre. Sono innamorato di lei dalla prima volta che l’ho vista. Quando con quei ridicoli codini sbilenchi cercava di fare un castello di sabbia riempiendo un secchiello e appoggiandolo a terra rovesciato. Poi, tutta concentrata, batteva delicatamente sul fondo del secchiello e lo sollevava pian piano per non rovinare il suo capolavoro di ingegneria. Il problema è che usava sabbia asciutta e quindi, ogni volta che levava il secchiello, la sabbia scivolava fuori e il castello si scioglieva. Sette volte. Ci ha provato per sette stupide volte e, se non avesse percepito la mia presenza, sarebbe andata avanti tutta la mattina, da tanto era concentrata e convinta di quello che stava facendo. Poi si girò. Mi vide, venne verso di me tutta sorridente con quel visino delicato e bellissimo da folletto e, con una voce angelica e un sorriso adorabile, mi chiese “Che cazzo guardi?”.
Quella mattina le insegnai a fare i castelli con la sabbia bagnata e lei, quando riuscì a fare il primo tutto da sola, mi diede un piccolo bacio a fior di labbra. M’innamorai in un istante e ricordo che pensai che, quando saremmo stati grandi, sarebbe stata mia.
Ci ho pensato spesso a rischiare la nostra amicizia per averla tutta per me. Il suo viso così dolce, con quei bellissimi occhi blu, i capelli color cioccolato mossi e lunghi fino a metà schiena, che a volte raccoglie in una coda lasciando scappare qualche ciocca ribelle. Per fortuna non è fissata con la dieta e il suo fisico, morbido e ben proporzionato, ha tutte le curve al posto giusto. E che curve! A volte facciamo la gara a chi mangia più gelato, come quando avevamo dieci anni. Naturalmente vincerei sempre io, ma a volte mi piace lasciarla vincere, sennò non giocherebbe più e mi perderei quella bellissima espressione soddisfatta.
Lo so che nel sesso non ha esperienza, a parte quella notte di un anno fa in cui ci siamo coccolati in camera mia. Sento ancora i suoi respiri, la sua voce quando ha bisbigliato “lascia fare a me”. E, come allora, mi manca il respiro e il mio cazzo ha un’impennata.
Non so perché non abbia mai avuto una storia seria con un ragazzo: è splendida, simpatica, dolcissima. È inconsapevolmente bellissima e sembra una ballerina da tanto è aggraziata e sinuosa nei movimenti.
Quando mi racconta che qualcuno ci ha provato o l’ha invitata fuori, dice ogni volta che ha rifiutato. Le chiedo il perché e lei mi guarda negli occhi seria, rispondendo sempre «Non è il ragazzo giusto.» Come con Robert, il suo ex. Le chiesi perché avesse rifiutato e lei fissò lo sguardo nel mio e rispose ancora una volta «Non è il ragazzo giusto.» Le feci notare per l’ennesima volta che, se non gli avesse dato una possibilità, non avrebbe potuto esserne certa. Allora ci uscì, forse più per far contento me che lei stessa. Sono stati insieme qualche settimana e quando le chiedevo come andava con lui, ripeteva sempre «Non è quello giusto.» In quel periodo ero sempre incazzato e nervoso: da un lato ero contento che gli stesse dando una possibilità ma, dall’altro, se pensavo a lui che la sfiorava, avevo solo voglia di riempirlo di botte e strappargli le mani.
E adesso? Adesso mi chiede di… aiutarla a perdere la verginità. Porca miseria, darei un rene per aiutarla! E anche la mano sinistra. E probabilmente anche un occhio.
Ma mi sembra di approfittare di lei e del momento che sta passando. Come amico dovrei farla ragionare, dirle di aspettare e bla bla bla.
Ho deciso: le dico che non ci sto. È troppo rischioso, potrebbe pentirsene e sarebbe il primo passo per rovinare la nostra amicizia. Non potrei vivere se la perdessi, non è solo la mia migliore amica, è la mia coscienza, la parte migliore di me, la mia valvola di sfogo e la mia metà. Quella migliore.
Parcheggio nel vialetto davanti casa e spengo il motore con un sospiro. Lei mi sta ancora stringendo forte. Appoggio una mano sulle sue e mi rendo conto che sono ghiacciate. Cazzo! Mi volto verso di lei e la chiamo «Em? Emily? Tutto bene?»
In quel momento la sento rabbrividire e battere i denti sotto al casco, lentamente slaccia le mani dal mio stomaco e scende dalla moto facendo qualche passo traballante. «Scusa, sono un idiota. Dovevo riportarti a casa prima…»
Scendo anch’io e l’abbraccio, passando velocemente le mani sulle sue braccia per tentare di scaldarla almeno un pochino.
«M-m-ma t-tu nnnon hai f-f-freddo? P-p-prat-ticamente l’aria f-f-fredda te la s-s-sei presa tu-tutta tu…»
«Avevo troppi pensieri in testa per rendermi conto del freddo, tesoro, scusami.»
«A-a-almeno è servito a farti p-prendere la d-decisione giusta? Accetti?» I suoi occhi sono un po’ lucidi per il freddo ma sono carichi di speranza.
Le spezzerò il cuore, ma devo rifiutare.
«Allora? Lo farai?»
No. «Sì.»
Cazzo! Che ho fatto?
Lancia un gridolino a una frequenza assurda, sicuramente ha sfiorato gli ultrasuoni e tra pochi secondi arriveranno in branco tutti i cani del vicinato. Mi salta al collo abbracciandomi così stretto da togliermi il respiro, continuando a ripetere «Grazie! Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!» come una pazza e io, l’unica cosa a cui riesco a pensare, sono le sue tette premute contro il mio petto. Sono proprio un idiota!
Quando smette di saltellarmi attorno e mi lascia prendere fiato, stringo le sue mani tra le mie e la guardo negli occhi. Potrei morire in quegli occhi blu, intensi e caldi nonostante il colore tipicamente freddo. Apro la bocca ma non ricordo assolutamente cosa volevo dirle.
Porca miseria! Mi sto fottendo il cervello da solo.
Finora sono riuscito a mascherare quello che provo per lei, ma i discorsi di oggi mi stanno destabilizzando in un modo che non avrei mai creduto possibile.
«Cosa?» chiede, rimanendo in attesa.
Basta una sola parola pronunciata da quelle labbra così perfette, con quella voce meravigliosa per riattivare il mio cervello. «Però, alle mie condizioni. O si fa come dico io o non se ne fa niente.»
«Certo! Tutto quello che vuoi, basta che lo facciamo!» Il suo entusiasmo è alle stelle e, a quelle parole, anche il mio cazzo si sveglia, pronto a svolgere il suo compito nel migliore dei modi.
«Emily, ti prego, non dire così, che ho già gli ormoni in agonia!» La supplico.
«Ah, già, per colpa mia hai saltato il tuo appuntamento con Becky. Ma sono sicura che ti perdonerà e domani sarà ancora tua.»  
Il suo tono è seccato e forse… forse cela anche un po’ di gelosia. Ma no, cosa vado a pensare, è solo che Becky le sta sulle palle.
«Non me ne frega un cazzo di Becky! È per te che…» Zitto! Non continuare e fai un bel respiro. «Dicevo, è questa situazione che mi sta stuzzicando, non Becky. Comunque non sviare il discorso, questa sera metto ordine alle idee e domani fissiamo le mie condizioni. Ok?»
«Mmmh, che fai, mi prepari un contratto?» Ammicca facendomi l’occhiolino e, quando si morde il labbro inferiore, il mio uccello ha un sussulto, come a voler gridare “Presente!”
Mi strappa un sorriso, «Ah-ah! Sì, certo, come no, corde e frustini.»
Di colpo mi sento esausto e ho un gran mal di testa, così l’accompagno alla porta di casa. «Ne parliamo domani dopo la scuola. Dammi qualche ora per organizzare le idee, ok?»
Annuisce. «Va bene. Intanto grazie, Castiel.» Mi appoggia un bacio delicato sulla guancia, come sempre, ma questa sera lo fa in modo diverso: più intenso, più a lungo, appoggia il corpo al mio e con una mano mi stringe un fianco. E mi eccita da morire.
Entra in casa e io ritorno sul vialetto di casa mia, porto la moto in garage sentendo il suo sguardo addosso come una carezza. Sicuramente mi sta guardando da una delle finestre di casa sua ma decido di non girarmi.
Chiudo il portone ma non resisto, mi volto e lei è lì, alla finestra del salotto, mi saluta con la mano e poi scompare dietro la tenda.
Mi aspetta una notte molto lunga.

mercoledì 5 ottobre 2016

Le Prime Volte - Cap. 3 - La Proposta


Le lezioni pomeridiane scorrono tremendamente lente.
È tutto il pomeriggio che ripenso alla battuta di Castiel sul diventare “amici con benefici”. L’ultima presa in giro delle Stronze è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso e ora sono davvero stanca: la mia verginità è diventata un peso di cui non vedo l’ora di liberarmi. Non sono mai stata una fanatica dell’aspettare il principe azzurro per fargliene dono, e ora non mi va proprio più di aspettare ancora per continuare a farmi prendere in giro.
All’improvviso, durante l’ora di matematica, mi viene un’idea folle che continua a ronzarmi in testa e che non vedo l’ora di dire a Castiel. Non potrei mai parlargliene a casa sua, così, quando finalmente viene a prendermi per accompagnarmi a casa, gli dico che non ho voglia di rientrare subito. Non gli sembra vero di poter stare un po’ sulla sua moto nuova di zecca, e decidiamo di fare un giro sulla strada panoramica e collinare che circonda la città.
Sulla via del ritorno, ci fermiamo in un bar con vista mozzafiato sulla vallata sottostante a prendere qualcosa per rinfrescarci. Naturalmente ci guardano tutti, anzi lo guardano tutte, ma lui è così abituato ad essere sempre al centro dell’attenzione che non ci fa neanche caso.
«Lo metti via quel coso?» Gli chiedo dopo un po’, scocciata, riferendomi al suo smartphone.
«Avevo un appuntamento oggi pomeriggio, avviso che ho un altro impegno.»
«Con chi ti dovevi vedere?» Ormai è raro che mi informi su chi sia la ragazza di turno che abbia la fortuna di deliziare i suoi pomeriggi. Preferisco non sapere nulla perché sto male a saperlo con un’altra e la invidio troppo, ma oggi sono curiosa.
«Non vuoi saperlo davvero.» dice, bevendo un sorso del suo frappè.
«Ecco, ora sì che voglio saperlo. Forza, chi è?» chiedo, mescolando pigramente il mio ice-coffee.
«Becky.»
Alzo la testa di scatto e gli lancio il peggior sguardo omicida che riesca a fare. «Quella Becky? Quella stronza che mi sta rovinando la vita da mesi? Quella Becky?» Chiedo, cercando di tenere un basso volume di voce per non farmi sentire dalla gente ai tavoli vicini.
Castiel si leva gli occhiali da sole e punta gli occhi d’ambra sui miei. «Sì, quella Becky. Perché ho intenzione di farle capire che ti deve lasciar stare e che non deve più romperti il cazzo con questa storia.»
Lo fisso per qualche istante, persa in quello sguardo prezioso, poi mi riprendo. «E, di grazia, come vorresti farglielo capire?»
«Tu lascia fare a me e vedrai che non ti romperà più le palle.» lo dice serio e mi fa sentire, ancora una volta, quanto ci tenga a me.
Mi sporgo in avanti e appoggio una mano sulla sua, «Castiel, non voglio che le prometti sesso per farla smettere, non voglio che ti vendi per me. Fai quello che vuoi, scopati chi ti pare, ma lasciami fuori da questa storia, ok?» Ci manca solo che faccia sesso con un’altra per farmi un piacere!
«Voglio fare proprio il contrario. La farò soffrire e le farò scoprire la privazione.» Alza le sopracciglia facendo un sorriso sghembo e io immagino la faccia che farà la cara Becky quando lui, sul più bello, la lascerà insoddisfatta. Quanto vorrei esserci!
Ma ora ho un altro problema da risolvere: lui ha quasi finito il suo frappè ed io non posso aspettare oltre: devo dirgli subito dell’idea che mi è venuta in mente.
«Castiel, tu mi vuoi bene, vero?» Gli chiedo con uno sguardo da cucciolo adorabile e indifeso, mentre infila nuovamente i suoi Rayban.
«Certo che ti voglio bene, che domande fai?»
«E… mi aiuteresti?» Ora comincio a essere nervosa e ad agitarmi sulla sedia, mi sembra di essere seduta sui carboni ardenti ma non ho nessuna intenzione di tirarmi indietro.
«Certo, lo sai che per te farei tutto.» Risponde serio mentre prende in mano il bicchiere.
«Allora aiutami!» Lo imploro.
«A fare cosa?» Avvicina il bicchiere alle labbra e beve un sorso.
«A perdere la verginità.» butto fuori tutto d’un fiato, mormorando a bassa voce.
Castiel sputa il frappè in un lungo spruzzo che m’investe in pieno e si alza in piedi come se la sua sedia fosse percorsa dalla corrente elettrica. «Cosa? Sei impazzita?»
«Castiel! Mi hai sputato addosso!»
Ci guardano tutti: qualcuno ride, qualcuna se lo mangia con gli occhi.
«Emily, non sono sicuro di aver capito bene. Anzi, sicuramente ho capito male!» Sembra arrabbiato, anzi furioso. Si leva gli occhiali da sole e comincia a pulirli nervosamente sollevando il bordo della maglietta nera e attillata, lasciando scoperti quegli splendidi addominali scolpiti e abbronzati. E… Oddio! È un’erezione quella che vedo? Ora sì che mi sento andare a fuoco. «Siediti Castiel! E smettila di consumare i tuoi adorati occhiali.»
Solo in quel momento sembra rendersi conto di quel gesto, così fa un sospiro e si siede ancora di fronte a me, appoggiando gli occhiali sul tavolo. «Scusa, non volevo spruzzarti addosso il frappè. Che, tra l’altro era l’ultimo sorso, quindi il più buono.» dice voltandosi verso la cameriera per ordinarne un altro.
«Comunque hai capito bene. Ti ho chiesto-»
M’interrompe schioccando la lingua e alzando il dito indice. «No. Sta’ zitta. Non ci provare neanche. Se quello che ho capito è giusto, ho bisogno di molti zuccheri per calmarmi.»
«Guarda che lo zucchero è un eccitante, non un calmante.»
«Dettagli.»
Scoppio a ridere, «Se lo dici tu.»
In quel momento la cameriera porta il suo secondo frappè al cioccolato e, mentre lo appoggia sul tavolino di fronte a Castiel, si piega esageratamente per fargli vedere la propria scollatura. Lui, però, è troppo preso dai suoi pensieri e non se ne accorge, costringendo la poveretta ad allontanarsi delusa.
Osservo Castiel mentre prende il bicchiere, beve in un unico sorso più di metà del contenuto e lo appoggia nuovamente sul tavolo vicino agli occhiali. Si sporge in avanti mettendo i gomiti sul tavolo, poi incrocia le mani appoggiandoci sopra il mento. Dopo un lungo respiro, incolla gli occhi color ambra ai miei e, perfettamente serio, chiede «Che cazzo hai detto prima?»
Scoppio a ridere ma tengo lo sguardo incollato al suo: non cedo, non devo farmi vedere titubante, altrimenti non accetterà mai. «Voglio che lo faccia tu, voglio perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.» E unico, vorrei aggiungere, perché solo all’idea di far l’amore con lui un nugolo di farfalle sbatte le ali nel mio stomaco. 
Questa volta rimane serio, tiene con gli occhi incollati ai miei. Impassibile, come se gli avessi chiesto di accompagnarmi a fare la spesa.
«Sei seria.»
«Castiel, chi meglio di te? Sei il mio miglior amico, mi fido di te, so che sei bravo e che mi faresti stare bene, saresti gentile. Ormai ho deciso, sono stufa di essere La Verginella e voglio che sia tu a… a farlo. Altrimenti sarà uno qualunque. È questo che vuoi? Che io lo faccia con uno qualunque? Che mi farà male? A cui non interessa nulla di me?»
«Non hai considerato la terza opzione. Tieni la tua verginità come una cosa bella da donare a-»
«No, Castiel. Ho deciso, te l’ho detto. E poi sono curiosa, voglio sapere perché tutti ne parlano così bene, voglio provare anch’io. Se dovessi aspettare “la persona giusta”,» dico, mimando con le dita in aria le virgolette, «chissà quanto tempo passerebbe. Perché non vuoi aiutarmi? Non sono forse all’altezza di tutte le troiette che ti fai di solito? O pensi che non saprei eccitarti?» ribatto stizzita e forse un po’ risentita dal suo rifiuto.
Castiel apre la bocca per dire qualcosa ma si trattiene mordendosi il labbro inferiore. Questo gesto mi fa desiderare di rovesciare a terra il tavolino che ci divide per sedermi sulle sue ginocchia e ficcargli la lingua in bocca.
Si lascia andare all’indietro sulla sedia, appoggiandosi allo schienale e facendo cadere le braccia lungo i fianchi. «Sono io che non sono alla tua altezza. Davvero vuoi dare la tua verginità a uno come me, che si scopa ogni giorno una ragazza diversa?»
Scuoto la testa. «Castiel, non voglio farlo con uno come te, voglio farlo con te
«Perché?»
«Perché ti a-» perché ti amo! Ti amo, cazzo! Ti amo!
Riesco a mordermi la lingua giusto in tempo perché, se glielo dicessi, rovinerei tutto. «Te l’ho spiegato il perché. Perché ti voglio bene, sei il mio miglior amico, perché ti importa di me… devo continuare?»
Prende il bicchiere e finisce il suo frappè. Senza dire una parola si alza, toglie il portafogli dalla tasca posteriore dei jeans estraendone una banconota che lascia sul tavolo, quindi si dirige alla moto. Afferro lo zaino e gli occhiali che ha dimenticato e, seguendolo, tiro fuori i soldi dal portafogli. Quando lo raggiungo glieli porgo «Ti avevo detto che avrei offerto io.»
«Mettili via e sali, ho bisogno di guidare. Subito!»
Lo conosco fin troppo bene: se non mi sbrigassi mi lascerebbe qui, quindi gli allungo i Rayban, infilo in fretta il casco e mi siedo dietro di lui abbracciandolo stretto. Nel farlo, mi appoggio alla sua schiena per non rischiare di cadere all’indietro durante la partenza.
«Cazzo, Emily!» Urla con il tono arrabbiato per superare il rumore del motore.
«Che c’è?» Chiedo preoccupata.
«C’è che hai le tette!» urla di nuovo scuotendo la testa e partendo a velocità sostenuta.
«Già da qualche anno!» sorrido.

«Lo so.» mi sembra di sentire, ma non sono sicura perché il rombo della moto è troppo forte.