Le lezioni
pomeridiane scorrono tremendamente lente.
È tutto il
pomeriggio che ripenso alla battuta di Castiel sul diventare “amici con
benefici”. L’ultima presa in giro delle Stronze è stata la classica goccia che fa
traboccare il vaso e ora sono davvero stanca: la mia verginità è diventata un
peso di cui non vedo l’ora di liberarmi. Non sono mai stata una fanatica
dell’aspettare il principe azzurro per fargliene dono, e ora non mi va proprio
più di aspettare ancora per continuare a farmi prendere in giro.
All’improvviso,
durante l’ora di matematica, mi viene un’idea folle che continua a ronzarmi in
testa e che non vedo l’ora di dire a Castiel. Non potrei mai parlargliene a
casa sua, così, quando finalmente viene a prendermi per accompagnarmi a casa,
gli dico che non ho voglia di rientrare subito. Non gli sembra vero di poter stare
un po’ sulla sua moto nuova di zecca, e decidiamo di fare un giro sulla strada
panoramica e collinare che circonda la città.
Sulla via del
ritorno, ci fermiamo in un bar con vista mozzafiato sulla vallata sottostante a
prendere qualcosa per rinfrescarci. Naturalmente ci guardano tutti, anzi lo guardano tutte, ma lui è così
abituato ad essere sempre al centro dell’attenzione che non ci fa neanche caso.
«Lo metti via
quel coso?» Gli chiedo dopo un po’, scocciata, riferendomi al suo smartphone.
«Avevo un
appuntamento oggi pomeriggio, avviso che ho un altro impegno.»
«Con chi ti
dovevi vedere?» Ormai è raro che mi informi su chi sia la ragazza di turno che
abbia la fortuna di deliziare i suoi pomeriggi. Preferisco non sapere nulla perché
sto male a saperlo con un’altra e la invidio troppo, ma oggi sono curiosa.
«Non vuoi
saperlo davvero.» dice, bevendo un sorso del suo frappè.
«Ecco, ora sì
che voglio saperlo. Forza, chi è?» chiedo, mescolando pigramente il mio ice-coffee.
«Becky.»
Alzo la testa
di scatto e gli lancio il peggior sguardo omicida che riesca a fare. «Quella Becky? Quella stronza che mi sta
rovinando la vita da mesi? Quella
Becky?» Chiedo, cercando di tenere un basso volume di voce per non farmi
sentire dalla gente ai tavoli vicini.
Castiel si
leva gli occhiali da sole e punta gli occhi d’ambra sui miei. «Sì, quella Becky. Perché ho intenzione di
farle capire che ti deve lasciar stare e che non deve più romperti il cazzo con
questa storia.»
Lo fisso per
qualche istante, persa in quello sguardo prezioso, poi mi riprendo. «E, di
grazia, come vorresti farglielo capire?»
«Tu lascia
fare a me e vedrai che non ti romperà più le palle.» lo dice serio e mi fa sentire,
ancora una volta, quanto ci tenga a me.
Mi sporgo in
avanti e appoggio una mano sulla sua, «Castiel, non voglio che le prometti
sesso per farla smettere, non voglio che ti vendi per me. Fai quello che vuoi,
scopati chi ti pare, ma lasciami fuori da questa storia, ok?» Ci manca solo che
faccia sesso con un’altra per farmi un
piacere!
«Voglio fare
proprio il contrario. La farò soffrire e le farò scoprire la privazione.» Alza le sopracciglia facendo
un sorriso sghembo e io immagino la faccia che farà la cara Becky quando lui, sul più bello, la lascerà insoddisfatta.
Quanto vorrei esserci!
Ma ora ho un
altro problema da risolvere: lui ha quasi finito il suo frappè ed io non posso
aspettare oltre: devo dirgli subito dell’idea che mi è venuta in mente.
«Castiel, tu
mi vuoi bene, vero?» Gli chiedo con uno sguardo da cucciolo adorabile e indifeso,
mentre infila nuovamente i suoi Rayban.
«Certo che ti
voglio bene, che domande fai?»
«E… mi
aiuteresti?» Ora comincio a essere nervosa e ad agitarmi sulla sedia, mi sembra
di essere seduta sui carboni ardenti ma non ho nessuna intenzione di tirarmi
indietro.
«Certo, lo sai
che per te farei tutto.» Risponde serio mentre prende in mano il bicchiere.
«Allora
aiutami!» Lo imploro.
«A fare cosa?»
Avvicina il bicchiere alle labbra e beve un sorso.
«A perdere la
verginità.» butto fuori tutto d’un fiato, mormorando a bassa voce.
Castiel sputa
il frappè in un lungo spruzzo che m’investe in pieno e si alza in piedi come se
la sua sedia fosse percorsa dalla corrente elettrica. «Cosa? Sei impazzita?»
«Castiel! Mi
hai sputato addosso!»
Ci guardano
tutti: qualcuno ride, qualcuna se lo mangia con gli occhi.
«Emily, non
sono sicuro di aver capito bene. Anzi, sicuramente ho capito male!» Sembra
arrabbiato, anzi furioso. Si leva gli occhiali da sole e comincia a pulirli
nervosamente sollevando il bordo della maglietta nera e attillata, lasciando
scoperti quegli splendidi addominali scolpiti e abbronzati. E… Oddio! È
un’erezione quella che vedo? Ora sì che mi sento andare a fuoco. «Siediti
Castiel! E smettila di consumare i tuoi adorati occhiali.»
Solo in quel
momento sembra rendersi conto di quel gesto, così fa un sospiro e si siede
ancora di fronte a me, appoggiando gli occhiali sul tavolo. «Scusa, non volevo
spruzzarti addosso il frappè. Che, tra l’altro era l’ultimo sorso, quindi il
più buono.» dice voltandosi verso la cameriera per ordinarne un altro.
«Comunque hai
capito bene. Ti ho chiesto-»
M’interrompe
schioccando la lingua e alzando il dito indice. «No. Sta’ zitta. Non ci provare
neanche. Se quello che ho capito è giusto, ho bisogno di molti zuccheri per
calmarmi.»
«Guarda che lo
zucchero è un eccitante, non un calmante.»
«Dettagli.»
Scoppio a
ridere, «Se lo dici tu.»
In quel
momento la cameriera porta il suo secondo frappè al cioccolato e, mentre lo
appoggia sul tavolino di fronte a Castiel, si piega esageratamente per fargli
vedere la propria scollatura. Lui, però, è troppo preso dai suoi pensieri e non
se ne accorge, costringendo la poveretta ad allontanarsi delusa.
Osservo
Castiel mentre prende il bicchiere, beve in un unico sorso più di metà del
contenuto e lo appoggia nuovamente sul tavolo vicino agli occhiali. Si sporge
in avanti mettendo i gomiti sul tavolo, poi incrocia le mani appoggiandoci
sopra il mento. Dopo un lungo respiro, incolla gli occhi color ambra ai miei e,
perfettamente serio, chiede «Che cazzo hai detto prima?»
Scoppio a
ridere ma tengo lo sguardo incollato al suo: non cedo, non devo farmi vedere
titubante, altrimenti non accetterà mai. «Voglio che lo faccia tu, voglio
perdere la verginità con te, voglio che sia tu il primo.» E unico, vorrei
aggiungere, perché solo all’idea di far l’amore con lui un nugolo di farfalle
sbatte le ali nel mio stomaco.
Questa volta
rimane serio, tiene con gli occhi incollati ai miei. Impassibile, come se gli
avessi chiesto di accompagnarmi a fare la spesa.
«Sei seria.»
«Castiel, chi
meglio di te? Sei il mio miglior amico, mi fido di te, so che sei bravo e che
mi faresti stare bene, saresti gentile. Ormai ho deciso, sono stufa di essere La Verginella e voglio che sia tu a… a
farlo. Altrimenti sarà uno qualunque. È questo che vuoi? Che io lo faccia con
uno qualunque? Che mi farà male? A cui non interessa nulla di me?»
«Non hai
considerato la terza opzione. Tieni la tua verginità come una cosa bella da
donare a-»
«No, Castiel.
Ho deciso, te l’ho detto. E poi sono curiosa, voglio sapere perché tutti ne
parlano così bene, voglio provare anch’io. Se dovessi aspettare “la persona
giusta”,» dico, mimando con le dita in aria le virgolette, «chissà quanto tempo
passerebbe. Perché non vuoi aiutarmi? Non sono forse all’altezza di tutte le
troiette che ti fai di solito? O pensi che non saprei eccitarti?» ribatto
stizzita e forse un po’ risentita dal suo rifiuto.
Castiel apre
la bocca per dire qualcosa ma si trattiene mordendosi il labbro inferiore.
Questo gesto mi fa desiderare di rovesciare a terra il tavolino che ci divide per
sedermi sulle sue ginocchia e ficcargli la lingua in bocca.
Si lascia
andare all’indietro sulla sedia, appoggiandosi allo schienale e facendo cadere
le braccia lungo i fianchi. «Sono io che non sono alla tua altezza. Davvero
vuoi dare la tua verginità a uno come me, che si scopa ogni giorno una ragazza diversa?»
Scuoto la
testa. «Castiel, non voglio farlo con uno
come te, voglio farlo con te.»
«Perché?»
«Perché ti a-»
perché ti amo! Ti amo, cazzo! Ti amo!
Riesco a mordermi
la lingua giusto in tempo perché, se glielo dicessi, rovinerei tutto. «Te l’ho
spiegato il perché. Perché ti voglio bene, sei il mio miglior amico, perché ti
importa di me… devo continuare?»
Prende il
bicchiere e finisce il suo frappè. Senza dire una parola si alza, toglie il
portafogli dalla tasca posteriore dei jeans estraendone una banconota che lascia
sul tavolo, quindi si dirige alla moto. Afferro lo zaino e gli occhiali che ha dimenticato
e, seguendolo, tiro fuori i soldi dal portafogli. Quando lo raggiungo glieli
porgo «Ti avevo detto che avrei offerto io.»
«Mettili via e
sali, ho bisogno di guidare. Subito!»
Lo conosco fin
troppo bene: se non mi sbrigassi mi lascerebbe qui, quindi gli allungo i Rayban,
infilo in fretta il casco e mi siedo dietro di lui abbracciandolo stretto. Nel
farlo, mi appoggio alla sua schiena per non rischiare di cadere all’indietro durante
la partenza.
«Cazzo,
Emily!» Urla con il tono arrabbiato per superare il rumore del motore.
«Che c’è?» Chiedo
preoccupata.
«C’è che hai
le tette!» urla di nuovo scuotendo la testa e partendo a velocità sostenuta.
«Già da
qualche anno!» sorrido.
«Lo so.» mi
sembra di sentire, ma non sono sicura perché il rombo della moto è troppo forte.
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